mercoledì 8 febbraio 2012

Casaben? No, Metilparapound!



Il blog, nulla da dire, è proprio bellino e fatto bene. Piace a 12.027 persone, vale a dire a circa tre Coste Concordie al completo di passeggeri, e 940 sostenitori (o lettori fissi), vale a dire circa la popolazione dell'Isola del Giglio (un po' meno, ma vabbè). I contenuti sono pubblicati sotto la licenza Creative Commons, ci ha la Facebook Fan Page (quella da cui provengono i 12.027, insomma) e, cosa sommamente importante, si siede dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti sono occupati. Sta al 21° posto generale nella classifica Ebuzzing dei "Top Blogs", al 6° in quella della categoria "Società" (la stessa mia, che sto al posto n° 143) e al 7° in quella della categoria "Politica". Partecipa al Macchianera Blog Award, o come accidenti si chiama; in pratica, sto parlando di un vero e proprio blog di punta. Parecchi lo avranno riconosciuto: è Metilparaben, il blog di Alessandro Capriccioli. Alessandro Capriccioli, come ci informa questa pagina dell'Associazione Luca Coscioni, è "nato a Roma il 22 agosto 1968", è "dottore commercialista e esercita la professione" ed è "attivo nel mondo del non profit dal 1996"; tutte cose per le quali non ho niente da dire. Oltre a tenere il blog seduto dalla parte del torto, sbloggheggia o articolàncica per l'Unità (dove, se non erro, il Metilparaben ha uno spazio apposito) e per l'Espresso; mica male, come sedili del torto. E vorrei essere ben chiaro su un punto, prima di procedere: non so se da queste sue attività pubblicistiche ricavi qualche introito, e non me ne importa assolutamente niente. Anche se fosse, la cosa non mi disturberebbe neanche un po'. Nel blogroll ho, o ho avuto perché il mio blogroll è discretamente "variabile", parecchi ospiti che, a loro volta, lo hanno linkato; l'ho conosciuto proprio così, qualche tempo fa. Una lunga premessa per una breve conclusione: è un blog che contiene sí delle cose interessanti, ma che mi è sempre rimasto piuttosto indifferente (opinione, chiaramente, mia personalissima). Non mi è mai riuscito andare oltre quella sua aria, a volte vaga e a volte più pesante, di istituzionalità travestita da impegno progressista, di Huffington Post in sedicesimo, di Repubblichetta d'uno Scalfarino in fieri. Comunque, al di là di una pacifica ma totale non attinenza a ciò che mi sta a cuore e che intendo propugnare nei miei modi spesso contraddittori e imperfetti, non sono mai andato; mi sono chiesto qualche volta che ci facesse nei blogroll di fior di comunisti, di anarchici e di libertari, ma ovviamente questi sono esclusivamente affari loro. Neanche loro si sono mai chiesti cosa ci faccia un prete, nel mio; eppure c'è, e non è Don Gallo. E' solo un amico, e magari anche loro sono amici del dottor commercialista Capriccioli.

Fino ad oggi, dicevo. Oggi mi giunge notizia, tramite il lunare e meraviglioso Alsalto, di una grande iniziativa del Metilparaben sotto nome proprio e dalle pagine dell'Espresso Online: nientepopodimeno che una lunga intervista al leader di Casapound, Gianluca Iannone. Eeeeeh sí. A questo punto direi che Gianluca Casseri ha ottenuto un doppio risultato: il primo, immediato, quello di ammazzare i senegalesi; il secondo, che ora si fa altrettanto evidente, quello di rendere Casapound come un soggetto su cui convogliare le proprie voglie insopprimibili di dare la parola, tanto più dopo le grida di chiusura che si sono levate da quei facinorosi fuori dalla storia che vanno sotto il nome di "antifascisti". Basta vedere come il Capriccioli/Metilparaben intitola il suo articolo-intervista sull'Espresso: Roma, Casapound spiazza tutti. Annuncia lo Iannone al Capriccioli addirittura che Casapound si presenterà alle elezioni comunali romane; segue la consueta serie di rivendicazioni, fascisterie, socialàggini, cotillons, immigrazionate, màssime, appropriazioni indebite. Rino Gaetano, Peppino Impastato, addirittura il Che Guevara. E sí che mi sarebbe piaciuto lasciare per una decina di minuti lo Iannone nelle mani di Ernesto de la Serna, oppure vederlo alle prese con la vita sulla Sierra Maestra. Ma lasciamo perdere; oramai, debbo dirlo, mi sembra una battaglia persa. Abbiamo definitivamente stabilito che Casapound ha, come dire, "sfondato"; non tanto per la sua effettiva consistenza (che è scarsa), quanto per la sua capacità di servirsi di un fatto che avrebbe dovuto provocare un rigurgito antifascista diffuso e fermo per ottenere, facilmente e rapidamente, l'esatto contrario. Grazie a connivenze, protezioni, accesso ai mass media, complicità e, cosa che qui più ci interessa, alla sovrana voglia di stupire e di apparire fuori dal coro di certuni. Un "fuori dal coro" che, naturalmente, si rivela poi far parte di, ed essere dentro a, un coro ben più vasto e dalle voci assai variegate. Posso ipotizzare, e con poca tema di essere smentito, che se anche domani spuntasse fuori un altro Casseri che ammazzasse non due, ma venti senegalesi, la strada è stata già tracciata e si è dimostrata efficace. Il rovesciamento è stato completo. In questo, per carità, lo Iannone si è dimostrato molto abile; si veda ad esempio quando fa sue, nell'intervista, certe considerazioni sul "brodo di coltura" offerto da Oriana Fallaci. Non importa minimamente se, leggendo attentamente le sue parole e le sue sorprendenti prese di posizione, null'altro vi si ritrova che il solito fascismo di sempre (peraltro chiaramente rivendicato); non importa più nemmeno ricordare quale sia la natura del fascismo e gli interessi di chi esso difenda allora come oggi, cercando di cambiare mascherine e ammantandosi di qualsiasi cosa o persona serva per ammaliare e confondere. Non importa, perché ci sarà sempre un Capriccioli, dall'alto del suo progressismo e della sua libertà di espressione, pronto a fargli da cassa di risonanza.


Non importa, perché ci siamo spellati e ci stiamo tuttora spellando le mani nel far presente con ogni nostro (scarso) mezzo che il fascismo non è cambiato, e non cambierà mai; il risultato è che nel ghetto e nel disprezzo, spesso proveniente da quelle che (in teoria) dovrebbero essere le nostre stesse "file", ci siamo finiti noi. Così il fascismo continuerà imperterrito a svolgere le sue funzioni principali, quelle di belaja gvardija del liberalcapitalismo e di catalizzatore di un finto "ribellismo" di facciata che distolga con le buone e con le cattive dalla coscienza di classe. Quella farebbe paura a lorsignori, e per combatterla va bene anche uno Iannone con le sue emerite minchiate che anche un Metilparaben capriccioloso contribuisce carinamente a diffondere. Lui e tutta una serie di sminuitori, di banalizzatori, di benigni umoristi, di sdegnosi indifferenti, di giorgi vanstraten, di paoleconce, di valerimorucci e chi più ne ha, più ne metta.

Oh, del resto, e proprio sul suo famoso blog, il Capriccioli si è sentito in dovere di annunciare la sua intervista a Iannone specificando che è avvenuta bevendo birra in un pub (ci sarà stato anche Bersani con la penna in mano?), che ne è venuto fuori un quadro piuttosto interessante e che egli non ha niente da dire a chi continua a pensare che "certa gente non dovrebbe parlare". Campione della libertà d'espressione, non ha nulla da obiettare quando Iannone dichiara che "sotto il fascismo c'era più libertà di espressione rispetto a adesso". Ma, comunque, è inutile stare a sottilizzare; l'intervista è giù stata fatta, è pubblicata sull'Espresso, Casapound ha segnato l'ennesimo punto a favore e stop. La nostra vita e la nostra professione di antifascismo registra l'ennesima sconfitta: altro che "chiudere Casapound", qui stanno chiudendo noi e senza tanti complimenti. Ci stanno chiudendo a colpi di repressione, di arresti, di delegittimazione, di ghetto (e si sa come vanno prima o poi a finire, i ghetti). Il gesto del Casseri, se ha avuto una valenza pratica, è servito molto di più a stringere la morsa sull'antagonismo antifascista e di classe, che sugli autori e ispiratori della strage di Piazza Dalmazia (oh, però finalmente lo Iannone lo ha ammesso di conoscere bene quella "mite persona" del pistoiese; e pensare che, all'inizio, sembrava che nessuno lo avesse mai sfiorato). Nel frattempo, Casapound arruola tutti; pure Corto Maltese. Con i buoni uffici del Capriccioli e qualche birretta, magari un giorno arruolerà anche Curzio Maltese; basterà cambiare poche lettere.


Qualche giorno fa, come è noto, Casapound ha cambiato nome per un giorno. In onore di Carmelo Pompilio Realino Antonio Bene, si è ribattezzata "Casabene" (assumendo così una denominazione che ricorda qualcosa a metà fra un ingrosso di casalinghi e una mensa di carità diocesana). Da notare però che queste "appropriazioni" sono fatte sempre con dei morti, ivi compreso lo stesso Ezra Pound. Oggi si assiste a quello che, sulla Settimana Enigmistica (parte della mia cultura proviene da lì, come -sembra- anche per Erri De Luca), si chiama "scarto di vocale finale": da Casabene a Casaben. E poiché il Capriccioli non ha nulla da dire a chi "continua a dire che certa gente non dovrebbe parlare", in fondo non ho proprio nulla da dirgli manco io. E che gli potrei dire, poi? Mi toccherebbe fargli presente che, se gli è piaciuto tanto diventare Metilparapound, buon pro gli faccia. Solo che, magari, non dovrebbe venir più a dire che sta seduto dalla parte del torto, dato che si è seduto, sdegnosamente e senza battere ciglio, dalla parte di un fascista di merda; e che, per quel che mi riguarda, può andare pure, d'ora in poi, a sedersi dalla parte del vaffanculo. Tutto qui. Poi, sicuramente, si smetterà di urlare "chiudere Casapound", e magari si ricomincerà anche a considerare l'idea che Casapound, e tutte le fogne del genere, si chiudono in una sola maniera, quella del 1945. Bisognerà davvero pensarci, prima o poi, e senza fare tanto gli schifiltosi e i "democratici" di questa ceppa di minchia.