venerdì 29 gennaio 2010

Invito alle fanciulle affinché riscoprano la nobile arte del veneficio


Nel video: l'angelica Véronique Chalot e la sua diabolica interpretazione dell'antica ballata francese L'Empoisonneuse (L'Avvelenatrice). Rigorosamente da ascoltare come sottofondo per questo post. Qualche anno fa Véronique viveva vicino a casa mia a Livorno, quindi state attenti: potrebbe essere sempre in giro con il suo dulcimer, la ghironda e qualche strana boccetta o fiala.


Non sto qui a ragionare troppo sulla tradizione: la tradizione la si può manipolare, piegare agli usi più svariati e, in diversi casi, addirittura inventare. Di tradizioni inventate se ne hanno esempi più che numerosi: uno, per quanto riguarda l'Italia, è la pasta. L'invenzione della pasta, alimento realmente tradizionale solo nel Meridione (e particolarmente in Campania), come "alimento nazionale" è opera di Pellegrino Artusi nella sua celebre Scienza in cucina e arte di mangiar bene, compilata alla fine del XIX secolo: e anche dopo la pasta non entrò davvero nell'uso nazionale prima del secondo dopoguerra. A pensarci bene, tutti i cosiddetti "simboli tradizionali" di questo paese sono in gran parte tradizioni inventate: la pizza (intendendo la pizza napoletana, anche se dovunque, e fin dall'antichità, si consumavano focacce più o meno simili), il mandolino (le cui origini non vanno oltre il 17° secolo) e persino la mafia, di cui non si ha notizia, neppure in embrione, prima della II metà del 18° secolo.

Con questo post, rivolto particolarmente alla popolazione femminile che vive in questo paese (cioè di qualsiasi provenienza, origine, nazione, etnia, religione eccetera), invito invece a riscoprire un'autentica e antichissima tradizione italiana: il veleno. Già in tempi remotissimi la penisola italiana e il veleno sono stati comunemente associati: ne fanno fede, ad esempio, le numerose ballate popolari (come Il testamento dell'avvelenato o Donna Lombarda) dove il veleno è protagonista assoluto: il veleno e le donne. Il veleno, in tutta Europa e da tempi remoti, è cosa italiana e da donne; non per nulla abbiamo dato i natali a Lucrezia Borgia, e almeno un papa è stato rispedito dal suo principale con un gustoso piatto di amanita phalloides (i pochi che l'hanno mangiata sopravvivendo dicono che è buonissima). Nel XVI secolo, in Francia si parlava del veleno come le poignard des italiens ("il pugnale degli italiani") e in Inghilterra l'assassinio per avvelenamento veniva detto Italian murder. Ce n'è di che riscoprire veramente questa bella e sentita tradizione, anche perché l'Italia attuale abbonda di veleni che non hanno, purtroppo, nulla a che vedere con la meravigliosa "Acqua di Perugia" e con tutti gli altri autentici veleni che, se usati coscienziosamente e con sapienza, potrebbero risolvere moltissimi problemi.

Sfruttando quindi una mia nascosta e annosa passione, quella per le piante velenose (le mie "belle sorelline", come le chiamo spesso) sono qui a suggerire in primis alle donne che vivono in questo paese dei sistemi economici (anzi, gratuiti), sicuri, puliti e, conoscendo la sensibilità al riguardo di molte fanciulle, rigorosamente vegan. Ragazze, volete sbarazzarvi di chi vi sfrutta, vi tiene in condizioni di lavoro pietose, vi fa oggetto di mercato fin da quando siete bambine, vi considera nient'altro che una fica con un po' di carne attorno, vi picchia, vi stupra, vi ammazza (specialmente nella famiglia cosiddetta tradizionale) eccetera, eccetera, eccetera? Seguitemi, e vi dirò delle cosine interessanti corredate da alcuni esempi.


La bella piantina in fiore che vedete sopra, comunissima nelle nostre zone montane e di alta collina, si chiama Aconitum napellus e va volgarmente sotto il nome di acònito. È una ranuncolacea con fiori ermafroditi dall'aspetto molto simpatico e gioioso, così come il vostro fidanzato o marito che vi ha fatto tanto la corte, un tempo, per poi trasformarsi in signore e padrone, che vi ha fatto cacare i regolari figli (un tempo si diceva "eredi"), che vi fa fare una vita d'inferno entro le mura domestiche e che, infine, se le cosine gli vanno male non esita a massacrarvi prima di botte e poi nei modi più svariati, e definitivi, magari assieme ai figli. Anche il vostro datore di lavoro è tanto simpatico e carino, tranne toccarvi il culo quando nessuno vede, farvi proposte leggermente ricattatorie per mantenere il posto, mettervi alla porta quando il marito vi mette incinte, e così via. Benissimo: ricorrete alla tradizione e servite con grazia al signore di cui sopra una fresca insalatina contenente alcune foglioline di questa pianta. Ne bastano poche: il mix di aconitina, mesaconitina, ipaconitina, delfinina, indaconitina e acido aconitico che contengono lo può spedire al creatore in pochi secondi. Soltanto sei milligrammi di quel piccolo alcaloide, l'aconitina, sono mortali per un adulto. Due o tre misere foglioline per prevenire stragi familiari, stalking, mobbing, botte, stupri coniugali e tutto il resto, e nel pieno rispetto della tradizione: le simpaticissime proprietà dell'aconito sono note da millenni.


Sì, lo avete riconosciuto tutte: è il mughetto. Il fresco e dolce fiorellino di primavera dal gradevole profumo con cui vi hanno tartassate fin dall'invenzione della pubblicità televisiva: casalinghe felici che spandono, in una linda casetta, deodoranti al mughetto sui mobili, nei cassetti, in bagno. Prima che il maritino arrivi affamato per la cenetta a base di doppio brodo Star e Simmenthal con le verdurine freschefreschefresche e mentre i bambini giocano, tu, donna, approfittane per scoprire un po' di più le caratteristiche di questa meravigliosa pianticella primaverile. Proprio perchè fiorisce in maggio, infatti, il suo nome scientifico è Convallaria majalis (ove "majalis" sta per "di maggio", cosa avete capito?) e la si trova particolarmente nelle convalli de' monti (da cui il nome); ma oramai viene coltivata anche come pianta ornamentale, e la si trova in vendita da qualsiasi fioraio. Ottimo, no? Anche perché le sostanzine contenute nel mughetto sono dei terrificanti glicosidi cardioattivi, compresi la convallarina e la convallatossina, che possiedono un'attività cardiocinetica superiore di 10 volte a quella, già potente, della digitale purpurea. Un bel tritino di mughetto al creativo autore di tutte quelle pubblicità in cui vi vogliono mogli-madri-spose-massaje, un plum-cake al mughetto per Pierferdinando Casini e tutti i familisti, un dolcetto ammughettato al fidanzatino che già a quindici anni vi caramella le ovaie con gelosie, ordini, comandi e roba del genere, e il suo cuoricino comincia a fare pumpumpumpumpum fino a fare BOOOOOM! E potrete anche dire che batteva per voi, anche se magari non propriamente come s'immaginava.



E anche questa la conoscete bene: magari ve ne hanno regalata una da mettere in salotto quando vi siete sposate, dato che si tratta di una delle più comuni piante da appartamento che si possono trovare. Talmente comune che viene chiamata genericamente pianta, piantona, pianta verde con le foglie larghe, pianta da salotto eccetera. Il suo nome verò è un po' complicato: si chiama dieffenbachia, appartiene alla famiglia delle aracee ed è originale del Brasile. Una pianta che sarebbe perfetta per politicanti e vescovi, specialmente quando sproloquiano un po' troppo di famiglia, procreazione, sessualità e via discorrendo: con due foglie di questa comunissima pianta da salotto li potreste mettere a tacere. Le foglie della dieffenbachia secernono infatti una linfa tossica caustica che farebbe assumere alle lingue e alle bocche dei suddetti politicanti e prelati delle forme piuttosto strane, tra bolle, pustole atrocemente urticanti, ustioni, eccetera. Se poi fate ingerir loro, che so io durante un family day o un'udienza vaticana, una pappetta a base di dieffenbachia (vi potreste travestire, ad esempio, da attiviste leghiste sfoggiando magari una fogliona della pianta, che è verdissima come piace tanto a loro; o da suorine brasiliane che offrono al Sommo Pontefice un prodotto tipico della loro terra), tutto ciò si trasferirebbe nelle mucose dell'esofago e nello stomaco, provocando dei dolori che farebbero passar loro ogni voglia di continuare a sfamiglieggiare sulla vostra pelle.

Potrei continuare non dico all'infinito, ma quasi: ad esempio, credete forse che il Conium maculatum sia una pianta rara? La si trova invece un po' dappertutto, e se non ci credete andate a chiederlo a Socrate. Chissà che la cicuta, in realtà, non ci avesse avuto voglia di fargliela bere la povera Santippe a quel rompicoglioni che, peraltro, la cornificava facendo figli con una schiava-concubina. Beh, io tutta una bella distesa di cicuta una volta l'ho trovata in un terrain vague vicino alla stazione ferroviaria di Friburgo, in Svizzera, in pieno centro. Con un campicello come quello, che ognuno di noi non esiterebbe a definire di erbacce, ci si potrebbero far fuori tanti di quei cristiani da non figurarselo nemmeno lontanamente. Con le erbacce si potrebbe camminare sulla testa dei re, ed anche su tantissime teste di cazzo; per questo è bene portar loro un estremo rispetto e, più che altro, sapersene servire al momento giusto. La nobile e tradizionale arte del veneficio può dire la sua oggi più che mai.

E basta anche con le mimose, l'otto marzo. L'otto marzo furono messe a morte operaie, lavoratrici, madri, donne. Non è una festa. Basta col fiorellino innocuo. Al posto della mimosa, aconito, mughetto, cicuta, elleboro, datura stramonium, solanum nigrum!