lunedì 15 gennaio 2018

Quindici gennaio


"Fuori dell'aula, sulla strada,
ma in mezzo al fuori, anche fuori di là
ho chiesto al meglio della mia faccia
una polemica di dignità.
Tante le grinte, le ghigne, i musi,
vagli a spiegare che è primavera
e poi lo sanno, ma preferiscono
vederla togliere a chi va in galera."

Fabrizio De André.

domenica 14 gennaio 2018

Pianeti dell'Illinois



Dal 24 agosto 2006, Plutone non è più un pianeta ufficiale del sistema solare. In quel giorno, l'Unione Astronomica Internazionale ha definito ufficialmente il termine "pianeta", considerando tale un oggetto che soddisfi tre punti: 1) Deve essere in orbita attorno al Sole; 2) Deve avere una massa sufficiente affinché la sua gravità possa vincere le forze di corpo rigido, ed assumere quindi una forma quasi sferica; 3) Deve avere ripulito le vicinanze intorno alla sua orbita. Plutone non soddisfa il terzo requisito, ed è stato quindi retrocesso nella serie B dei pianeti: da nono pianeta del sistema solare qual era fin dal 1930, anno della sua scoperta, è diventato un pianeta nano con la designazione asteroidale di (134340) Pluto.

Tale retrocessione di Plutone ha provocato reazioni contrastanti, particolarmente nello stato dell'Illinois (quello dei famosi nazisti dei Blues Brothers). L'Illinois è la patria dello scopritore di Plutone, l'astronomo Clyde Tombaugh (nato il 4 febbraio 1906 a Streator, nella contea di LaSalle); ed è indubbio che avere nella contea di LaSalle (circa 111.000 abitanti nel 2000) lo scopritore di un pianeta da aggiungere a quelli già noti del sistema solare non è cosa di poco conto. Per evitare facili ironie sugli americani, provate un po' a pensare se nel vostro comune (mettiamo: Montaione [FI]) l'astronomo Mario Pinzauti avesse scoperto un pianeta. In breve: Centro Studi Pinzautiano, Festival Plutoniano "Mario Pinzauti", monumento in piazza Pinzauti (ex piazza Garibaldi, o piazza Roma, o piazza Roma Garibaldi), cartelli stradali "Montaione - Patria dello scopritore di Plutone", proposta di ribattezzare il paese "Montaione Pinzauti" e via discorrendo. Nel 2006, zàc, il pianeta viene declassato da un manipolo di maledetti astronomi senza cuore, e Montaione si ritrova ad aver dato i natali allo scopritore di un "pianeta nano". Rivolta immediata.

Per dare un'idea di che cosa ebbe a significare la scoperta del nono pianeta, bisogna ricordare anche che diede il nome a Pluto, il cane di Topolino che fece la sua prima apparizione il 30 aprile 1931 nella storia intitolata, in italiano, Topolino a caccia. Il personaggio, ideato da Norman Ferguson e Floyd Gottfredson, prese il suo nome proprio dal pianeta Plutone (che, in inglese, reca la forma latina Pluto, genitivo Plutonis), e dall'entusiasmo per la sua scoperta. Va detto ad onor del vero che i due ideatori di Pluto non erano nativi dell'Illinois: Norman Ferguson era newyorkese, e Floyd Gottfredson dello Utah.

Si possono quindi ben capire le manifestazioni che si sono avute al momento del declassamento, o retrocessione, di Plutone. A sinistra della foto sotto il titolo, manifestanti pro-Plutone-pianeta con cartelli inequivocabili: "Plutone non è solo roccia", "Tenete la vostra legge fuori da Plutone", "Giganti gassosi e nani rocciosi sono uguali", "Plutone è un pianeta", persino "Pinguini per Plutone" (presumibilmente visto il clima plutoniano). A destra della foto una contromanifestazione antiplutoniana: "Le rocce non hanno diritti", "Tenete le vostra poesia fuori dal mio planetario" ecc. Diversi cartelli degli antiplutoniani giocano sulla "plutocrazia" (si ricordi che il termine, anche mitologico, deriva dal greco πλοῦτος "ricco").

Tutto questo ha fatto sí che, nel marzo del 2009, il Congresso dello Stato dell'Illinois abbia votato finalmente una legge che, in tutto il territorio dello stato, ristabilisce ufficialmente Plutone come nono pianeta del sistema solare. Resti pure "pianeta nano" o "Oggetto planetoide della fascia di Kuiper" in tutto il resto del mondo, ma non nell'Illinois, perdio. Anzi, per Plutone. Well done, malnati astronomi, voi e i vostri tre criteri!

Rappresentazione artistica della superficie di Plutone
in base ad osservazioni spettrografiche ad alta risoluzione
dell' ESO CRIRES. A sinistra, il satellite Caronte;
a destra, il lontanissimo Sole.



mercoledì 10 gennaio 2018

lunedì 1 gennaio 2018

mercoledì 20 dicembre 2017

Lettera a Bert



Caro Bert,
ti scrive uno di quelli che son venuti dopo,
un Nachgeborene, insomma,

rigorosamente qualsiasi,
anonimamente qualsiasi.



1.



Davvero, viviamo in tempi bui!
Solo che, e non so, caro Bert, dirti bene,
sembra essere cambiato il buio.



I tuoi tempi bui, Bert, erano bui sul serio,
un'oscurità definita e, perdonami il bisticcio,
un'oscurità decisamente chiara.



C'erano gli uomini neri, le loro teorie,
le masse di pecore zitte e il chiarissimo
sterminio, il nero che si spandeva



Come ombra di morte. Chi si opponeva,
chi non taceva, sapeva, vedeva
e sperava di dissipare le tenebre.



Comunicava nei modi che gli erano allora
possibili, a suo rischio, dovendo
fuggire, un sigaro, un'acquavite, un uomo



O una donna, amori spezzati, trame
intessute con voci dissonanti, ferme,
con voci di idee, di progetti, in un tempo



In cui la parola “futuro” poteva e doveva
avere un senso da contrapporre
alla parola “morte”.



Era un buio, e tutti lo sapevano,
che si gettava a capofitto nella Guerra
totale; c'era persino chi, da tempo,



La proclamava “Unica igiene del mondo”;
e l'igiene stava per compiersi
mentre tra i reticolati gemeva e moriva



Un'umanità già morta tra le rovine 
e tra gli slanci del Secolo Breve;
quest'altro sarà ancor più breve.



Ci hai raccontato, Bert, in quella tua
famosa composizione, come si viveva
nei tuoi finstere Zeiten,



E qui si dovrebbe considerare bene
se tu abbia voluto o meno fissare
una sorta di memoria ammonitrice:



“Guardate, voi che verrete, quel che accade,
e quando tutto sarà finito, non lo scordate.
La memoria comincia dal presente;



E questo è il presente.” Ma la memoria,
caro Bert, non ha lunga durata.
Può essere, certo, sentita, fissata



Per qualche tempo; poi termina
tra le risurrezioni delle oscurità,
tra il rumore di ciò che vorrei



Ancora poter chiamare “cannone”,
ma, francamente, il cannone è obsoleto
perché la tecnologia è assai progredita.



Per qualche tempo; poi termina,
e, quando termina, il buio si prende
la scena, di nuovo la scena, con la guerra.



2.



Sembra, però, essere cambiato il buio.
Innanzitutto, non ci sono più gli uomini neri
e Charlie Chaplin non saprebbe più, ora,



Chi far giocare a palla col mappamondo.
Potrebbe essere controproducente, persino,
avere un nemico così catalizzatore.



Può essere che le sue idee siano restate,
e dire che tutto doveva essere finito,
cancellato, scomparso, sepolto;



Ma il buio di adesso è scintillante,
è pieno di luce, sfavillante,
è un buio che non ha niente di quella cupezza



Terrificante, Bert, che trasmettevi
quando essere beccato a leggere le tue parole
nel posto sbagliato, poteva condurre



Subito al mattatoio. Ora siamo liberi e bui,
possiamo leggere liberi quel che vogliamo
per finire liberi al solito, caro, vecchio



Mattatoio. Ho come l'idea, purtroppo,
di averti dato, Bert, una definizione succinta
della “democrazia”. 



Tutto risplende,
la fuga è riservata a masse di disgraziati
oppure a chi fugge da se stesso



Girando in tondo come una trottola
impazzita. Possiamo comunicare ogni cosa
restando chiusi in una stanzetta



Di periferia, o all'aperto, su un tram,
su un'automobile, una nave, un treno,
una foresta o un'isola deserta;



Ma te lo immagini, Bert? Se tu avessi
potuto prendere le tue poesie senza doverle
inviare clandestinamente a un editore,



A un giornale, in plichi sigillati, le tue canzoni,
i tuoi drammi. Poterti fare un account,
#bertbrecht, herrpuntila.de, bertolt@blogspot.de



O quello che ti pare; a proposito, per caso hai visto
quante canzoni ti abbiamo messo qua dentro,
senza passare per la Suhrkamp Verlag?



Beh, Bert, lo vedi che razza di tempi bui
stiamo, anche buffamente, vivendo;
eppure l'essenza, è quella stessa.



Brillando e sfavillando si comunica morte
e ancora si va dietro a chi predica morte
e ancora si pregano dèi di morte



Cliccandoli (si dice così). Concordo, certo,
che la morte nera ha assunto facce ridicole,
e mi dirai che anche nei tuoi tempi bui



Non eran meno ridicole, perdìo, 
l'ometto col monobaffo, il panzone italiano
alto un metro e sessanta, e le folle



In delirio. Però, se per caso tu potessi vedere
un imbecille col ciuffetto che twitta bombe atomiche
o una specie di bambolotto grasso in una



Penisola asiatica, o i capetti europei,
non di rado giovincelli lindi incravattati,
o tronfie donne che puzzano di cadavere



O ragazzotti rasati, o milanesi col pizzetto,
O comunicazioni di forche e capestri
(ché nient'altro sappiamo, in definitiva



Comunicare), o la Guerra che si è come slabbrata,
spappolata in mille e mille stupidi rivoli,
la Guerra dei Missili e la Guerra dei Camion,



La Guerra delle Razze e la Guerra delle Scritture,
la Guerra dei Ricchi e la Guerra dei Poveri,
la Guerra dei Continenti, la Guerra dei Quartieri.



Nei tuoi tempi bui, pensa, la Guerra
veniva ancora dichiarata; ora viene oscurata,
dilatata, resa ancor più buia con una luce



Accecante che copre ogni cosa, e che quindi
Si è fatta perfetto strumento del buio.
Ma, forse, era prevedibile.



3.



Caro Bert, non è stato, nemmeno per un momento,
spezzato il filo. Il buio ha soltanto subito
un'evoluzione tecnica. Nelle facce stranite,



Negli sguardi persi, nel razzismo senza tregua,
nel razzismo condiviso, nel razzismo normalizzato
e standardizzato, nel razzismo della vecchietta



E del ragazzino, nei fascismi della porta accanto,
nei fascismi ormai codificati e resi di nuovo
Unsere letzte Hoffnung, nei fascismi



Di crisi strutturali, nelle crisi di fascismi
strutturali, nell' “uomo nuovo” sempre più vecchio,
nella memoria inutile e inutilizzata



Scintilla questo nostro buio pesto. Mi spiace,
e, ti prego di credermi, non indirizzo
questa missiva a nessun “postero”.



Non potrei. Non ho posteri e non mi chiamo neppure
Bertolt Brecht. Non è stato tagliato il filo,
perché tagliare il filo avrebbe dovuto significare



Tagliare il denaro. Tagliare il capitale.
Dicono ora, sai, che il capitalismo
Si stia “autodistruggendo”; può darsi.



Solo che, intanto, sta distruggendo noialtri,
e noialtri siamo oramai del tutto impotenti
e ce ne stiamo generalmente buoni buoni;



E se fra tre giorni ci dicessero:
“Ehi, domani il capitalismo finisce!”, correremmo
di filata, sgomitando e calpestandoci



A ritirare tutto al bancomat, o a ammazzare
il prossimo nostro per un'ultima overdose
di soldi. Oppure ci recheremmo al lavoro



Per un'ultima giornata di fulgida schiavitù,
oppure ancora a lagnarci
di non avere un futuro. Intanto,



Come da copione, la guerra spampanata,
smandrappata, nera e giojosa ci sommerge
e ne siamo talmente presi sul nostro smartphone



Da essere ormai diventati un tutt'uno.
E siamo pure, non ridere Bert, gentilissimi,
educati, rispettosi, concilianti come carogne.



Tu che dicevi, al plurale, di volere
approntare il mondo alla gentilezza
ma di non aver potuto essere gentile.



Noi abbiamo fatto della gentilezza
l'ennesima arma, e delle più micidiali;
l'arma del sonno della coscienza.



Caro Bert, ti chiedo scusa per questa
lunga e noiosa lettera; buttala via.
Ritenevo soltanto che, prima o poi,



Uno di coloro che sarebbero venuti
ti dovesse pur rispondere; e i poeti di adesso
sperimentano e sbavano di intimi



Viluppi, di liricismi dialettali, di cose
per le quali vorrei trovare una definizione
che non fosse una plebea “massa di stronzate”,



Però non mi riesce trovarne altra;
Insomma, caro Bert, questa è una risposta,
e sento già provenire dal passato



Un sommesso ma fermo: “Ma tu, amico
che sei venuto dopo, caro il mio Nachgeborene,
chi diavolo sei? E chi ti vuole?”



Vero. E mi becco il mio buio, e tutto il resto
in questa mattina assolata di dicembre.
Mi congedo e comunque vorrei



In ultimo dire che non potrei mai riprodurre
la tua famosa chiusa. Nessun aiuto all'uomo
da parte dell'uomo; quel tempo si è allontanato.



Lontano, forse impossibile, ridotto
a un esercizio retorico o di stile;
e non pensate a noi con indulgenza.

domenica 17 dicembre 2017

Decidetevi



L'umorismo involontario di Repubblica è ben noto, condito non di rado con strafalcioni ortografici e sintattici che sarebbero degni, prima o poi, d'antologia. Così, in attesa di gustare le prossime puntate del recente antifascismo in  salsa di campagnelettoràle da parte di questi sinceri democràtici che hanno sdoganato ogni sorta di fascismo, di securitarismo, di paüra, di razzismo (ve la ricordate la famosa lettera del "sig. Poverini"...?), di sgombero e di ambiguità, non resta che goderci la qui presente orgia di diàcci e disgeli a cura dell'edizione online toscana del quotidiano fondato da Sant'Eugenio Scalfari (che, oramai, dialoga direttamente con Dio). Che si decidano, una buona volta!

martedì 14 novembre 2017