giovedì 20 novembre 2014

Sprèi antagonista



Nella foto sopra sono raffigurati alcuni esemplari dei peperoncini più terrificanti del pianeta Terra.

Non sto esagerando, niente affatto. Per i palati non allenati e non in vena di quello squisito e piacevolmente estremo masochismo che è caratteristica dei capsicòmani, qualche frammento di uno qualsiasi di questi peperoncini potrebbe risultare pressoché mortale. Sono tutti di origine sudamericana e asiatica.

Si prega astenersi, vivamente, da qualsiasi pappardella "calabrese" o roba del genere. Nella scala Scoville, il più piccante dei peperoncini calabresi è acqua fresca, in confronto a questi qua.

Il problema, come dire, è che la foto non proviene da qualche fonte in Rete, da Wikipedia, o da un sito specializzato; l'ho scattata io di persona, una mezz'oretta fa a casa mia, e i peperoncini sono adagiati su un foglio di Scottex sopra il piano della cucina a gas.


Questo qua sopra è un Moruga Yellow Trinidad Scorpion.

Fino al 2013 ha detenuto, sia nella variante gialla sia in quella rossa, il record di peperoncino più piccante del mondo. Ha raggiunto la gradazione di 2.000.231 SHU (Scoville Heat Units); per fare un raffronto, le mammolette calabresi raggiungono a malapena i 16.000 SHU. Nel 2013 è stato scalzato dal trono da un peperoncino statunitense, il Carolina Reaper; ne ho avuti tra le mani due o tre lo scorso anno, ma quest'anno non se n'è vista l'ombra, ohimé.

Del Trinidad Scorpion, comunque, Wikipedia dice: " La sua piccantezza è così pericolosamente alta (il succo capsico ha persino irritato le mani dei ricercatori passando attraverso i guanti in lattice) che l'assaggio, suggeriscono gli studiosi, dovrebbe essere fatto con estrema cautela."  

Sappiate che, stasera, me ne sono mangiato mezzo di un esemplare identico a questo, condendoci un piatto di pasta mista al pomodoro e cipolla. Trentacinque anni di assuefazione. È un'esperienza mistica, sublime. L'LSD gli fa una sega. Si diventa prima gialli in faccia, poi sul verdognolo, poi sul rosso acceso. Si comincia a lacrimare come fontane, e a perdere abbondante liquido dal naso. Non si sentono "vampe": si sente l'assoluto. Il tutto mantenendo una rigorosa calma. Al termine del piatto mortale, un po' di vino, un sorso d'acqua e una fetta di pane.

Tutto questo tra le mani di un noto antagonista, di quelli che fanno ammattire Matteino, Giorgino, Angelino, Salvino e tutti gli altri, dovrebbe far preoccupare seriamente le autorità; specialmente in questi frangenti, dove pare che le forze dell'ordine stiano per essere dotate del famoso sprèi al peperoncino.

Come si può vedere, gli antagonisti si stanno attrezzando, assuefacendosi alle dosi più micidiali dei più mortiferi peperoncini del pianeta. E' oramai noto alle Qvestvre che in parecchi centri sociali si stanno allestendo vere e proprie piantagioni di peperoncini di distruzione di massa (i già citati Trinidad Scorpion e Carolina Reaper, i Naga Morich, gli Infinity, gli Habaneros e roba del genere). Ben presto potrebbe essere avviata una produzione, artigianale ma efficace, di sprèi antagonista, anche se, ovviamente, sogno di ogni militante sarebbe quello di infilare un Trinidad Scorpion nel culo al manganellatore in divisa di turno.

Si assisterebbe in tal modo a curiosi balletti di piazza, la solidarietà di Alfano sarebbe alquanto imbarazzata (vi immaginate quell'individuo che, in conferenza stampa, esprime il suo sentito appoggio agli agenti fatti vile oggetto di un peperoncino nell'orifizio anale?) e il consueto esponente del SAP potrebbe aggiungere ben due milioni di Scoville agli oramai classici 1200 euro al mese.

mercoledì 19 novembre 2014

Nella vecchia Pisapìa, ìa, ìa, oh



Il bello è che, quando lo avevano eletto col suo bravo “ballottaggio”, gli avversari erano quasi convinti che lo avessero “votato” pure quelli dei centri sociali; anzi, era tout court il “sindaco dei centri sociali e degli immigrati”, il Pisapia (io lo dicevo fin da subito che a Pisa-pia preferivo Livorno atea!). Ora, dovete sapere che i “centri sociali”, in generale, sono visti come una sorta di monolito, di massa granitica e indifferenziata; tutto questo per dire che non escludo affatto che diversi militanti, appartenenti o frequentatori di centri sociali milanesi abbiano messo la loro crocetta sul nome dell'avvocato progressista, nel maggio del 2011. Del resto, era o non era stato candidato a sindaco, inizialmente, da “Sinistra Ecologia e Libertà” e dalla Federazione della Sinistra, mandando in soffitta il candidato piddino Boeri alle primarie? E, nella sua storia personale, aveva o non aveva persino quattro mesi d'ingiusta galera per banda armata nell'ambito di un'inchiesta su Prima Linea e sui CCR?

Beh, state tranquilli, cari meneghini. Lo sciur Pisapìa ne ha fatta, di strada. Altro che “centri sociali”, e l'unica banda armata cui appartiene attualmente è quella armata dallo Stato, altresì detta genericamente Forze dell'Ordine. Quella banda che manda a sgomberarli, i “centri sociali”, con gran dispiegamento di mezzi, con i media di regime già pronti a fare il computo degli “agenti feriti”, con gli arresti di prammatica e con le giustificazioni “progressiste” precotte. Non che si potesse nutrire alcun dubbio, però in questi giorni il borgomastro ha fatto il tanto atteso outing definitivo: è dei vostri. Anema e core. Senza se e senza ma. Mentre interi quartieri di Milano affogano compresi cani e gatti, lui cosa fa? Annuncia il pugno duro e la tolleranza zero contro le occupazioni. Un dettame governativo incarnato. Via il Corvaccio, via il Rosa Nera, difesi soprattutto dagli occupanti delle case ALER. Le classiche dichiarazioni con la mascheratura “sociale”: “Le occupazioni abusive tolgono la casa a chi ne ha diritto”. In questi ultimi anni, specialmente in tonnellate di chiacchiere internettare, protagonista è stata la barricata; tutti quanti, almeno per una volta, ci siamo ritrovati su fantomatiche barricate da dove sparavamo soprattutto cazzate. Ebbene, sembra passato inosservato il fatto che ieri, al Corvetto, le barricate sono state fatte per davvero. Da un manipolo di occupanti che si opponevano allo sgombero di due spazi sociali di quartiere a cura del borgomastro progressista. Le barricate tanto evocate si sono manifestate in una giornata milanese novembrina in una via Ravenna qualsiasi. Altro che Comune di Parigi, questo è il Comune di Milano.

E si capisce anche. Il borgomastro può andare fiero di essere finalmente diventato un sindaco di Milano come tutti gli altri. Con gli stessi attributi di una Moratti. Un sindaco della legalità, per la quale è in prima linea (ops!). Il più tipico SS (Sindaco Sgomberatore) del XXI secolo. Un sinistro ecologico libero. Un incassatore di plàusi da parte della stampa imbeddata. Un preoccupato del Salvini che monta, sennò alle prossime elezioni stai a vedere che vince la Lega. Un Merola, che prende al volo la cacciata di Salvini da Bologna per annunciare il giro di vite sui centri sociali bolognesi (quelli che devono fare solo “musica e cultura”). E, a questo giro, mi tocca, a me noto mangiaprefetti, citare il prefetto di Milano, Francesco Paolo Tronca, che, dopo le roboanti dichiarazioni del Pisapìa, lo smentisce di fatto annunciando che "Oggi non parte nessuna task force e nessun blitz, per noi le occupazioni sono un problema di disagio e fragilità sociale." Intanto, però, “Gli sgomberi decisi settimanalmente dal tavolo tecnico-operativo della Questura proseguiranno come da programma”. Ecco, bisogna proprio immaginarcelo, il Pisapìa, seduto a quel “tavolo tecnico-operativo della Questura”. Un ometto di potere come quegli altri, e niente più.

Cara, vecchia Milano. Credevi, ah ah, di aver voltato pagina nel 2011. Avevi suscitato speranze, dimostrando una volta di più che la “speranza” è un concetto viscidamente cattolico e congelante. E anche preoccupazioni. Bene, eccotelo qua il tuo bel sìndaco tradizionale. Puoi tirare un gran sospiro di sollievo.

domenica 16 novembre 2014

Publiacqua: mortale come l'amianto



La Toscana ha 3.700.000 abitanti: essa deve sopportare un carico inquinante idrico pari a quello di circa 12.130.000 abitanti. In parole povere: l'inquinamento subìto e prodotto dalle acque toscane equivale a quello dell'intera Olanda. Di questo abnorme carico inquinante idrico che grava sulla nostra regione, i ¾ sono dovuti all'industria e il resto all'agricoltura.

Chi paga? La tariffa regionale per le grandi utenze (multinazionali, media industria ecc.) è di 0,16 centesimi al metro cubo. Il cittadino, invece, paga a Publiacqua una tariffa di 2,37 euro al metro cubo: come si può vedere, la sproporzione è enorme. Secondo la Legge n° 36 del 5/1/1994 (la cosiddetta “Legge Galli”), però, per il consumo idrico è stata stabilita la seguente priorità: 1) CONSUMO UMANO; 2) Consumo agricolo; 3) Consumo industriale. Come si può vedere, e come è consueto in questo paese, la realtà dei fatti è l'esatto contrario della “legislazione”. Non si tratta di uno stato di diritto, ma di uno stato al rovescio.

A seconda del trattamento chimico e fisico, dell'affinazione e della disinfezione delle acque, esse sono state suddivise in “classi”. Ebbene, in Toscana, l'88% delle acque rientra nella classe “A3”, vale a dire la peggiore. Sono dati provenienti da relazioni ufficiali sullo stato dell'ambiente: come si può vedere, la situazione delle acque toscane è disastrosa. Ciononostante, la cittadinanza paga oro questa schifezza mentre, naturalmente, multinazionali, banche e le “società compartecipate” (che, di fatto, sono involucri vuoti, come Publiacqua) vi lucrano sopra con gli stessi profitti del petrolio.

Basta questo? No, carissima, avvelenata e tartassata cittadinanza toscana. Da circa un mese, infatti, è risaltato fuori un “piccolo” ulteriore problema. In tutta la rete di condutture di Publiacqua, che è la più estesa d'Europa, vi sono circa 225 km di tubature in cemento-amianto. Pensiamo che tutti siate a conoscenza del gravissimo pericolo cancerogeno dell'amianto, o asbesto: le cronache sanitarie e giudiziarie degli ultimi anni ne sono piene. Ebbene: Publiacqua, quella per cui il suo presidente Vannoni (Partito “Democratico”) dichiara “la mia acqua si paga cara e se non la pagate vi si stacca”, fa scorrere l'acqua destinata al “consumo umano” di Firenze, Prato, Pistoia, Empoli e Arezzo attraverso condutture cancerogene.

L'acqua di Publiacqua, quindi, si potrebbe pagare carissima: con la morte. Non ci staccano l'acqua: ci staccano la vita.

E chi ce la stacca? Ce la staccano coloro che veramente stanno dietro Publiacqua, come risulta dal suo bilancio: Monte dei Paschi di Siena, Cassa di Risparmio di Firenze (gruppo Intesa/San Paolo), Banca Popolare di Vicenza, Banca Nazionale del Lavoro, Unicredit e, in doppia quota, di nuovo il Monte dei Paschi di Siena in quanto acquirente dell'ex Banca Toscana. Inoltre, Banca Intesa e lo spagnolo Banco Bilbao Vizcaya Argentaria. La cosiddetta “acqua pubblica” toscana appartiene in realtà a una nutrita banda di banche che si servono dell'involucro “compartecipato” che va sotto il nome di “Publiacqua”. Sarebbe più onesto chiamarlo “Creditacqua”. Da stupirsi? Niente affatto. Tutto questo si chiama capitalismo, e il capitalismo è barbarie.

Per riassumere: Ci forniscono acqua di dubbia qualità (altro che i “fontanelli di alta qualità” tanto strombazzati, senza contare che un solo fontanello made in Renzi ne ha fatti chiudere dieci precedenti). Ce la fanno passare attraverso condutture a base di amianto. Ce la fanno pagare a peso d'oro, però con tutte le facilitazioni del mondo per le multinazionali presenti sul territorio. Si diceva che sui poveri piovono pietre: sbagliato. Sui poveri, in Toscana,


PIOVE AMIANTO.

giovedì 13 novembre 2014

Malutiempo



Accise



Dal primo di gennaio, come si è saputo in questi giorni, aumenteranno i prezzi dei tabacchi. Sai che novità. Sigarette di fascia bassa (quelle attualmente a quattro euri, o quattro e dieci), sigari, ogni cosa tranne il tabacco da fiuto (alzi la mano chi ne ha mai visto una bustina; io sì, ma una sola volta nella vita, di marca “Perugia”). Poi ci sono le sigarette elettroniche, che ancora non ho capito che cazzo siano (ma sono notoriamente un po' tardo). Quando vennero fuori, credevo bisognasse fumare attaccati a una presa di corrente, ché così si piglia la scossa e passa alla svelta il vizio del fumo. Poi, un giorno, me ne hanno fatta vedere una (una specie di stilografica da dove esce del vapore), e anche assaggiarla: sembrava una boccata di quell'acquerugiola al bagnoschiuma che c'è in bagno dopo aver fatto una doccia bollente, come buttare giù “Tesori d'Oriente” o Pino Silvestre. Insomma, le “sigarette elettroniche”, che sono state comunque stroncate a colpi di tasse quando erano di moda, ora sembra che verranno ritirate su con sconti e facilitazioni. Bisognava eliminarle quando l'ondatona di moda faceva diminuire le vendite di tabacchi, con conseguente deficit di entrate; ma, certamente, a tutto questo ha contribuito la presa di coscienza che fanno veramente cacare il maiale. E così sono finite in cassettacci dimenticati, dopo esser costate un visibilio agli imbecilli che ci sono cascati. Buon pro. Insomma, su: fra un mese e mezzo addio alle Chesterfield a 4,10 (ma ancora a 4 euri il pacchetto morbido), alle Rothmans, alle John Player Special, alle L&M. Vecchissime marche che mi ricordo da pischello, e che erano allora sigarette ricercate e addirittura suddivise politicamente (ad esempio, le JPS, assieme alle Dunhill, erano sigarette da pottini fascisti). Addio anche ai cigarillos a 6,20 (4,30 quelli più corti), alle “Yesmoke” che costano addirittura 3,80 ma è come fumare cartone ondulato, ai pacchettini da dieci a due euri (o 2,10) e a tutto il resto.

A questo punto mi è venuta in mente una storia che non esito a definire “alla Saramago”. Lo scrittore portoghese era famoso per far piombare su città non identificate dei fatti quantomeno curiosi: un giorno, ad esempio, in una grande città tutti diventano ciechi e ne succedono di tutti i colori. Un altro giorno, anni dopo, nella stessa città tutti smettono di andare a votare alle elezioni, ed è il caos. Ecco, a me è venuto in mente quanto segue: il 2 di gennaio, tutti quanti si smette di fumare. Di colpo, e veramente tutti. Come se il tabacco non fosse mai esistito. Come se la pianta fosse radiata dalle solanacee. Come se monsieur Nicot fosse una confusa leggenda dei miti del grande Cthulhu, che so io,Yog-Nicoth (il dio cieco e idiota che fuma le Merit al centro dell'universo), oppure Shub-Nikothath, il capro dalle mille Gitanes.

Sono certo che accadrebbero delle cose ancor più curiose della cecità e dell'astensione. Prima cosa: niente più accise. “Accise” resterebbe solo il passato remoto del verbo “accidere”, quello di ie t'accide, disse, e l'accise a curtellate. Lo Stato si troverebbe, nell'arco di un giorno, totalmente privo di questo consistente introito; e se ne vedrebbero delle belle. Passerebbero due, tre, dieci, cento giorni; e le autorità statali sarebbero prese dal panico più totale. Non ho sottomano le cifre relative al gettito fiscale della vendita dei tabacchi; ma, visto che si ricorre sempre a quello, presumo debba essere di non poco conto. Bisognerebbe correre ai ripari, mentre la gente si disintossica in massa. Innanzitutto, diminuzione drastica del prezzo dei tabacchi; le Chesterfield rosse a 1 euro e dieci, quelle morbide a 90 centesimi. Le Yesmoke a quaranta centesimi con aggiunta di ottimo truciolato. Le Lucky Strike, it's toasted, a due euri ma proprio perché le son bòne. I cigarillos, tiè, a due e cinquanta. Ma nulla da fare. Non funzia. Si prova con altri mezzi: dai pacchetti, in barba alle normative uropèe (quelle dell'Uròpa) scompaiono le scritte terroristiche nei riquadrini, e compaiono al loro posto slogan come Chi fuma campa cent'anni, Donne incinte, fumare vi aumenta il latte, Fumare provoca il Capricorno (Sagittario, la Vergine, la Bilancia, l'Ariete; tutti i segni ad esclusione tassativa del Cancro), Il fumo provoca enormi benefici cardiovascolari oppure Se vuoi ricominciare a fumare, manda in culo il tuo medico e vai dal tabaccajo. Nisba. Non funziona neppure questo. Intanto le casse dello Stato si prosciugano e bisogna escogitare qualcosa di nuovo: tassazione dell'acqua potabile (una misura fantascientifica!), istituzione dell'IMECA (Imposta sulla Merda Cacata) e via discorrendo. La pace sociale ne risulta compromessa; si passa allora alla pubblica esecuzione, previa spietata fustigazione di: oncologi, cardiologi, pneumologi, eccetera. Tutti i più spietati nemici del fumo eliminati mediante inalazione forzata di concentrato di Gitanes Papier-Maïs, Celtiques, Gauloises vere (non quelle “finte” degli ultimi anni), Alfa, Stop, Roth-Händle (le sigarette più forti della storia), Trinciato Forte e Esportazione senza filtro. Al prof. Veronesi viene riservata un'esecuzione esemplare, aggiungendo al suddetto concentrato anche una cospicua dose di Pack al mentolo (le ho fumate durante il celebre sciopero dei tabaccai del '93, confesso). Ma nulla da fare. Sulle TV e su tutti i media si moltiplicano gli appelli a riprendere a fumare, con accessi di estrema sincerità. Il ministro delle Finanze, ad esempio, dichiara solennemente a Porta a Porta:

Cittadine e cittadini, a noialtri della vostra salute non ce ne fregava assolutamente un cazzo. Si faceva così per fare, per dare una patina di salutismo a tutto quanto, ben certi che avreste continuato a fumare e che noi avremmo potuto aumentare il prezzo dei tabacchi quanto minchia ci pareva. Le campagne contro il fumo? Cazzate. I divieti? Da oggi è, con decreto-legge n° 453 ecc. ecc., di nuovo consentito fumare nei locali e negli uffici pubblici, nei cinema, sui treni, sugli aeroplani, nelle scuole, persino negli ospedali. I sindaci che si proveranno a emettere ordinanze di divieto nei parchi con la scusa dei “bambini” verranno immediatamente destituiti, e a tale riguardo si sta riattando il Panopticon di Ventotene. Cittadine e cittadine, diocagnàccio, ripigliate a fumare come turchi sennò si va in rovina!”

Ma niente da fare. Sui giornali cominciano a comparire quotidianamente notizie del genere: “Una corte del Delaware condanna cittadino a risarcire ventitré milioni di dollari alla Philip Morris”. Liberalizzata completamente la pubblicità delle sigarette; si comincia a vederle anche come sponsor delle squadre di calcio. La Juventus opta per le Davidoff, sigarette di classe superiore; la Roma per le popolari MS; la Lazio si rivela fedele al passato e sceglie le AOI (Africa Orientale Italiana), quelle che fecero dire ai comandi militari inglesi che gli italiani li avrebbero sconfitti se le avessero lanciate al posto delle bombe; la Fiorentina espone sulla classica maglia viola il logo dei sigari toscani; il Sassuolo si deve accontentare delle Nazionali Semplici. Per quanto riguarda la Formula 1, il GP d'Italia a Monza cambia nome in “Gran Premio Camel Lait”. Ma nulla, assolutamente nulla, sembra funzionare. Tutti hanno, anzi abbiamo, smesso di fumare. Hanno voglia a insistere; addio alle accise.

Le storie di Saramago, va detto, hanno una fine. I ciechi ricominciano a vedere, e gli astensionisti -magari un po' con le cattive- a votare. Questa storia qua, invece, non ha una fine. Nonostante tutti gli sforzi che io possa fare, non sarò mai José Saramago; questo è un blogghino da quattro soldi bucati (che, peraltro, mi ha provocato diversi guai giudiziari ma questo è un altro discorso) e l'unico premio cui posso ambire è la sorpresina nelle patatine. Anzi, nemmeno quella, perché da quando il grande Rocco Siffredi fa la pubblicità censurata, compro sempre e solo le patatine Amica (che ci hanno il sacchetto trasparente e, quindi, niente sopresina. Però so' bone.)

Non ha un fine, questa storia, e non lo avrà. Solo che, come del resto quelle di Saramago, questa penso abbia un qualche fondamento. Lo Stato fa dei bei soldoni sui tabacchi, però fa pure le “campagne antifumo”. Lo Stato aumenta a dismisura i prezzi delle sigarette, dicendo che “è una misura che contribuisce alla salute pubblica”, ma intanto incamera tutti gli introiti fiscali. Lo Stato parla dei “costi sociali” derivati dalle malattie dovute (anche) al fumo, però fa continui tagli alla sanità e, in larga misura, la privatizza. Lo Stato è quello dei divieti ovunque strombazzati, ma è quello che va, con tanto di primo ministro, a inaugurare in pompa magna lo stabilimento Philip Morris a Bologna che produrrà le sigarette a cialda (o come saranno? Si infileranno nella macchinetta del caffè?). Perché allo Stato non importa una bella sega di te, dei tuoi polmoni, dei tuoi cancri e di tutto il resto. Lo Stato è quello del “gioco responsabile”, e che però incassa non si sa quanto spennando i pensionati al minimo con gli ignobili Gratta e Vinci. Lo Stato bisognerebbe acciderlo, e basta.

martedì 11 novembre 2014

A quando i confetti?...



Non che io sia dotato, iddìo me ne scampi, di chissà quale capacità profetica; l'ho semplicemente sospettato fin da subito, perché era assolutamente chiaro. Lampante. Questi due si amano. E alla follia. Non è uno di quei flirt passeggeri, roba di un'estate o di un governo, settembre poi verrà ma senza sole, è stata passione ma ora dove sei finita/o. No no. Questi due vogliono mettere su famiglia.

Lui. Salvini Matteo, segretario o referente della Lega Nòrde, paradigmatico homo Lombardus del XXI secolo. Tifoso del Milan, come si evince dalla sua frequente presenza al Processo del Lunedì. Quoziente di intelligenza inferiore a quello di una pera cotta; nonostante un buon numero di fini analisti si preoccupino, periodicamente, di dimostrare che costui (ed esseri consimilari) sono intelligenti, continuo a sostenere che si è semplicemente limitato -come sempre- a tirar fuori quelle due o tre elementari cose che fanno presa su una consistente quantità di prodigiosi imbecilli come lui. Faccio un esempio pratico, proveniente peraltro né dalla Lombärdia e né dal "nord" in genere. Pochi giorni fa, mentre facevo rifornimento a una pompa in piena città di Firenze, uno de' benzinaj ce l'aveva a morte con un ragazzo di colore, reo di avergli fatto presente che gli aveva dato cinquanta euro e voleva trenta euro di resto poiché desiderava venti euro di carburante. Apriti cielo: invece che in una pompa di benzina, mi sono ritrovato a Auschwitz. Torture, espulsioni, calci ne' denti, affondamenti nel canale di Sicilia e, dulcis in fundo, la dichiarazione di voto per "Salvini". E' una cosa da sottolineare, questa: non per la Lega, ma per "Salvini". 

Da quando è comparsa lei, però, il Salvini Matteo non perde un'occasione per farle capire quanto ci terrebbe ad un appuntamento; e non spenderei qui la parola "galante". Altro che galanteria, sarebbe un appuntamento con tanto di anello e promessa di matrimonio. Ci ha provato in tutti i modi: prima dandole quotidianamente di scimmia (come è noto, "scimmietta" è un comunissimo vezzeggiativo tra innamorati), poi organizzando bagarre mediatiche e parlamentari contro la signora, quand'ella era ministro di non si sa cosa nel governolètta. Alla fine si è arrivati alle macumbe ordite dal di lei padre, che hanno provocato al Salvini tutta una serie di fastidiosi accidenti; nella "marcia di avvicinamento" verso l'amata, davvero degna di un film tipo Matteo ti presento Cécile, si tratta di un passo obbligato. Prima fanno la scena di non sopportarsi, poi interviene il soprannaturale e, infine, avviene l'incontro e la passione può finalmente manifestarsi appieno.

Lei. Kyenge Cécile Kashetu, congolese benestante, laureata, intrallazzata con vescovi e sacri cuori, promotrice dei diritti de' migranti, area PD. Una perfetta sincera democratica che, ad un certo punto della sua vita, si è ritrovata a fare il ministro per l'integrazione in un governo che doveva integrare soltanto i diktat eurobancari. Paradigmatico esemplare di ministra piddyna quotae rosae; e, oltretutto, indiscutibilmente negra. Un capolavoro di democratica presa per i fondelli: si crea un ministero che è assolutamente il nulla, che è programmato per non essere nulla e per non dare assolutamente nessun risultato tangibile e, per dare il necessario tocco fumé negli occhi, ci si infila non solo la classica dònna che piace tanto al PD, ma pure negra. A questo punto entra in scena Repubblica, che ogni giorno dà conto degli insulti scimmieschi dell'innamoratissimo Salvini, suscitando le previste ondate di sdègno affidate alle consuete tonnellate di tuìtter rigorosamente #cancellettate. Come è ovvio, la coppia Kyenge/Salvini finisce ben presto nella famosa "colonnina di destra" di Repubblica, quella dedicata ai gol strani, alle papere dei portieri, a Rihanna, ai gattini e ai cagnolini buffi e, appunto, al gossip sulle coppie celebri. Un bel giorno Enrico sta sereno, il suo governo viene giubilato da un altro Matteo, e sia del ministero che della ministra non si ha più notizia. Fino a questi ultimi giorni.

Eh, sì. Perché, in questi ultimi giorni, è accaduto un piccolo episodio, in quel di Bologna, che ha finalmente svelato la verità sull'oramai consolidata coppia Kyenge/Salvini. Tutto si può leggere, ad esempio, in questo dettagliato articolo che racconta del raid di Salvini ad un campo di rom sinti nella città felsinea, bruscamente interrotto da un gruppo di antagonisti che hanno fatto fare al caporione leghista un bel fugone di quelli sodi, provocandogli anche qualche danno all'automezzo (ancora un effetto delle macumbe di papà Kyenge...?):


(La foto è ripresa dal Blog della Militant, che ci parla qui di questo esempio militante; un articolo che consiglierei di leggere a fondo).

In seguito, si sono avuti altri curiosi episodi; tipo quello dello SS (Stesso Salvini) che si mette a cantare Bella ciao, dimostrando per l'ennesima volta, se mai ce ne fosse ancora bisogno, la squisita democristianità di quel finto canto "partigiano", buono per tutte le occasioni, dal raduno ANPI fino ai leghisti. Più che un canto, lo definirei una puttana!

Da sottolineare anche il fatto che l'intera giunta PD di Bologna, con in testa il sindaco Merola (nomen omen), non si è fatta trovare impreparata. Il Salvini Matteo detta le condizioni, e tutti i sinistri accodati e scodinzolanti. Il Salvini impone solidarietà, e la solidarietà arriva, a partire dalla rappresentante della "Lista Tsipras" (ma esiste ancora...?), tale Paola Bacchiddu. Mioddìo, questi sinceri democratici non finiscono mai di stupire. La loro professione è quella di compiàngere vittime, e quando la vittima è uno schifoso nazista e razzista come Salvini, non si tirano certo indietro. Si affrettano, anzi; si precipitano a fare schifo più di Salvini.

In mezzo a tutto questo, zàc, ecco il colpo di scena. La dichiarazione d'amore, finalmente. Arriva il tuìt di lei, di Cécile Kyenge.


A parte la dichiarazione d'amore, è da rimarcare l'esempio mirabile di ambiguità, di opportunismo, di malafede, di untuosità offerto dalla ex ministra: in una parola, di piddismo. Da perfetta apostolessa dell'integrazione, la Kyenge si è integrata a meraviglia, prendendo tre piccioni con una fava: 1) la condanna che può essere letta sia contro Salvini, sia contro gli antagonisti; 2) la professione di nunviulenza e di legalità che evita immediatamente di essere messa alla griglia dai media embedded; 3) l'endorsement continuo che il PD sta dando alla Lega (vedasi l'entusiastica adesione della Camusso al referendum leghista sull'abolizione della legge Fornero).

Così facendo, la Kyenge, oltre finalmente ad avere espresso il suo amore a Salvini, dà una bella mano al PD bolognese, impegnatissimo nella repressione e nella chiusura di ogni spazio antagonista. Il sindaco Merola annuncia immediatamente una "verifica sulle convenzioni con 40 centri sociali, per distinguere tra quelli che fanno effettivamente cultura e musica dagli altri, una verifica amministrativa da consegnare poi alla magistratura". Poteva mancare la magistratura? Merola dichiara anche di voler "individuare le sedi dove si perpetrano azioni violente da parte di gruppi minoritari". Ed eccoci qua. Sappiate che l'unica cosa che viene benevolmente concessa è quella di fare "cultura e musica", altrimenti si viene consegnati al tribunale e alla galera. Guai a fare antifascismo e antirazzismo militante, altrimenti intervengono il sindaco, la "lista Tsipras" e l'ex ministra negra "integrata". Con i loro tuìt e la loro "solidarietà" a un nazista.

A questo punto, suggerirei alla coppia Kyenge/Salvini di regolarizzare la loro unione.
Di farsi finalmente sposare da Merola, previa verifica sulle convenzioni coi centri sociali (non avessero a intervenire vestiti da "bravi" manzoniani, urlando Questo matrimonio non s'ha da fare!).
Di fare un bel ricevimento con musica e cultura offerti dai centri sociali "buoni", quelli che piacciono a Merola, alle liste spiripillas e a tutta quella serie di personaggini come loro.
Auguro ai novelli sposi di integrarsi a meraviglia, facendo tanti e intelligentissimi bambini.
E, tanto per regolarizzare ancora di più, la Kyenge si iscriva pure alla Lega, che mi sembra adattissima a lei e a tutti quelli e quelle come lei. Così potrà esprimere tutte le "solidarietà" che vuole.

E, mi raccomando, i confetti!

venerdì 7 novembre 2014