lunedì 21 luglio 2014

E' stato lui !!!!



Quel maledetto.
Altro che Schettino: il comandante Puttino!
La verità sta finalmente venendo a galla. Pardon: sta venendo a refloating.
Del resto, uno che abbatte gli aeroplani delle vacanze può benissimo affondare le navi da crociera!
La comunità internazionale & democratica può e deve intervenire duramente.
Da applicare immediatamente pesanti sanzioni all'Isola del Giglio, a cominciare dalla sua immediata annessione alla provincia di Ustica.

TORNA IN RUSSIA, CAZZO!

mercoledì 9 luglio 2014

Copa não, os manifestantes tinham razão!




E se gli avessero dato retta, ai manifestanti che quei mondiali di merda non li volevano! Sapete, quei mondiali che si stanno ancora tenendo sotto la presidenza di sinistra di una ex rivoluzionaria, quelli che hanno praticamente finito di distruggere quel che è ancora era rimasto (ah no, dimenticavo, ci sono ancora le Olimpiadi) e finito di sgomberare quelli che ancora erano di sgomberare, quelli dell'economia vincente, gli sponsor, l'allegria patinata, o samba, o carnaval e tutte le altre puttanate brasileiras. Il Brasile, quello vero, è stato tutti questi anni in piazza a urlare Não vai ter copa, beccandosi repressioni, squadroni e quant'altro; e la "Copa", alla fine, non c'è proprio stata. Se lo ricorderanno, lorsignori, questo otto di luglio; con la vittoria annunciata della Seleção dovevano coprire tutti i loro affaroni, le loro economie, le loro politiche. Invece il grande Brasile se n'è beccati sette, uno dopo l'altro. Sembra siano in atto scontri in varie città, persino sulla spiaggia di Copacabana. Si parla di ricadute disastrose per l'economia nazionale e di rivolgimenti politici (la Rousseff contava molto sulla vittoria palloniera per la sua rielezione). Quando 54 anni fa ci fu il famoso Maracanãço contro l'Uruguay, si ebbe un paese in lutto; ora si rischia ben di peggio. Un paese  incazzato nero. La disfatta dei pallonieri (già ribattezzata Mineiraço) e una disfatta di queste dimensioni, che mette a nudo cose ben più grosse. Eccome se avevano ragione i manifestanti. La Coppa non c'è stata. C'è stata la merda più puzzolente che alla fine ha preteso il conto sotto le bordate dei tedeschi; ed è ora che urlo per davvero Forza Brasile. Ora è il momento. Agora.

martedì 8 luglio 2014

Valori e Capitale


Stamattina, verso le 6, in un appartamento romano, dalle parti di Piazza Bologna (come ci informa gentilmente La Repubblica). Drin drin; e quando ti suonano a quell'ora, non è per portarti la colazione; di solito ti suonano per portarti in galera. Una mattina d'estate, mentre gli israeliani bombardano Gaza, mentre Neymar giace in ospedale con la vertebra scheggiata, mentre suasantità tuona contro i preti pedofili, mentre il Seveso allaga Milano Nord, mentre Renzi e i Cinquestelle sparano le loro reciproche cazzate, mentre qualche No Tav in galera ci sta da mesi per avere messo fuori uso un compressore. Ed ecco che la tua cazzo di vita, caro mio, finisce. Tu, noto fotografo noto nel mondo della moda e dello spettacolo, dici addio non solo alla tua libertà personale, che sarebbe in fondo il meno; dici addio a ogni cosa, essendo da questo momento additato al pubblico disprezzo, alla morte civile. Basta leggere quel che combinavi, del resto, caro Furio Fusco; ed è bene che tu ti renda conto alla svelta che c'est terminé. Fine delle international models e pure dell'actors management; d'ora in poi, altro che inglese di cartapesta. Ti toccherà sentire quali strane lingue si parlano nelle galere. Sembra che le international models in cui ti eri specializzato fossero poco international e provenissero perlopiù dai soliti “quartieri bene” (o “prestigiosi”) della Capitale, il Trieste, Prati, gli immancabili Parioli; gli stessi, in breve, delle “baby squillo” di qualche mese fa, quelle per le quali è finito nei guai pure il maritino della Mussolini (io non sono Google e non accordo il diritto all'oblio, bene che si sappia). E, ora, magari ci si attenderebbero belle tiratone da parte mia; cosa che non avverrà punto. Si parlerà d'altro, caro Furio Fusco, mentre ti passi il tuo primo giorno in galera. Non si parlerà del tuo book di lolite (come piacciono certe parole a Repubblica!), non si parlerà dei noti licei romani (probabilmente gli stessi dove vanno a fare le stucchevoli intervistine ai bravi ragazzi, all'uscita dalla prova scritta della maturità), non si parlerà certamente delle varie morbosità condite di moralismo da tre soldi bucati che sono una specialità di questo paese così cattolico. Si parlerà di cose, diletto Furio Fusco, alle quali -probabilmente- non hai mai pensato in vita tua; ma non solo tu. Non ci avranno mai pensato neppure le ragazzette varie che accorrevano a farsi fotografare gnùde o peggio, nei tuoi studi fotografici. Non ci avranno mai pensato neppure le loro sante famìglie, ah la famìglia, er pilastro, er baluàrdo, er familiddèi (ma al singolare si dirà familiddèo?). Si parlerà, pensa un po', di valori e di capitale. E non di morali di merda. Neppure nel tuo caso, ìnclito Furio Fusco.

Chi scrive è un perfetto immorale. Convintissimo che ognuno, a qualsiasi età, abbia -se così desidera- il diritto di fare ciò che gli o le pare. Che di anni tu ne abbia 14 o 94, senza che nella tua vita intervengano le leggi dello Stato e quelle di Dio. Intervengano, casomai, se ti viene usata violenza, sempre che di anni tu ne abbia 14 o 94; intervengano se ti stuprano, in questo paese dove c'è voluto un secolo prima che lo stupro fosse considerato un reato contro la persona e non contro la morale. Intervengano in qualsiasi caso ci sia coercizione, sempre in questo paese dove i tribunali hanno fatto a gara nel giustificare i branchi di maschietti e nel mettere alla gogna le loro vittime, specie se ragazzine. Intervengano in ciò in cui si son sempre ben guardati dall'intervenire, mentre tra le file della “magistratura” allignavano fenomeni come il famoso Salmeri. E intervengano ogni qual volta una persona sia stata messa in balia di un'altra, o di altre; ché mi piacerebbe sapere bene quante ce ne siano, di Yare, in questo preciso momento, e anche dello stesso DNA di chi le sta torturando in vari modi. Mi piacerebbe saperlo, ma non lo so; quel che so bene, invece, è che al di fuori di questi casi tu potresti fare quel che vuoi anche a 13 anni, e a 93. Ora lo so che mi date del pedòfilo, come vederlo; i problemi però sono di differente natura, molto differente e mi pregio di sbatterveli garbatamente sul muso. Il primo problema riguarda la mia totale avversione alla minorità, di qualsiasi tipo. Il secondo riguarda il controllo autoritario messo in atto, a livello generale, col pretesto della pedofilia, della pedopornografia e cose del genere; si sarà mai vista una “polizia postale” che chiude un sito di una banca, dato che parecchi siti del genere sono esempi ben più orrendi di pornografia? O chiudere il sito di qualche setta religiosa (ben dedita peraltro alla pedopornografia, come ad esempio la Chiesa Cattolica, nonostante gli accoramenti del Papa più buono del 3% degli altri papi della stessa fascia)? O chiudere il sito, pornografico a livelli parossistici, della pitonessa Santanchè (detta anche Holy-Also-Is)? Macché. I “poliziotti postali” stanno sempre a smanettare siti porno, altro che. Ci sarebbe di che riflettere su questo, e riflettere parecchio. E chissà che, con quel che sto scrivendo, dopo la denuncia e il processo per le offese a Napolitano non mi vengano a casa a frugare nel mio oramai scassatissimo pc, dove troveranno pericolosissime immagini di vecchie automobili completamente nude (la cosiddetta geronto-autocineto-pornografia). Mi vedo già lo scandalo. Il Venturi, mostro indicibile che si eccita guardando la foto nuda di una Citroën Traction Avant del '37 mentre vomita orrori contro il signor Presidente della Repubblica.

E le regazzine, quelle che si concedevano ai clienti “facoltosi”, quelle che andavano a farsi fotografare dal signor Furio Fusco (il quale sarà accusato di tutto, ma non di sequestro di persona a quanto mi risulta)? Si aprono qui le considerazioni sui Valori e sul Capitale. Quelle di cui parlavo prima della mia consueta divagazione (se vuoi un hotel vai su Trivago, se vuoi il Venturi vai su Divago, verrebbe da dire).

Tutti quanti avremo fatto caso alla frequenza con cui i Valori vengono nominati da un certo tempo a questa parte; un'autentica scorpacciata. Che siano valori perduti, che siano da trasmettere, che siano da sottolineare, che siano da rimpiangere, che siano da rifondare, che siano da ogni cosa. I buoni, cari, vecchi valori della Borghesia, che quando c'erano, nei bè' tempi andati, peraltro non si faceva mai mancare di stuprare le figlie, di andare a puttane con le quindicenni (sciagurate figlie del popolo!), di ammazzare chissà quante Yare del 1879 o del 1935 (e, allora, non c'era il DNA), di guardare dagherrotipi con le ninfette (ce le avete presenti le fotine che piacevano al prof. Lewis Carroll, quello di Alice nel paese delle meraviglie?), di coprire i rampolli stupratori, di giustificare ogni violenza possibile e immaginabile, chiamandola ora famiglia e ora patria? Guardate, tesori miei, che questi sono gli stessi valori che vengono tanto propagandati oggi, a cura di preti, professori, politicanti, imprenditori, anchormen, giornalazzi e altri paraphernalia del sistema capitalista. Ieri come oggi. Ora come allora. Da un sistema che ha, da sempre, un solo valore: il denaro. Per favore, ora come ora bisognerebbe essere chiari. Di altro vero “valore” non ce n'è. E, allora, sorgono spontanee alcune questioni.

Le regazzine dei Parioli, dei “facoltosi clienti” e del signor Furio Fusco, in fondo, non avrebbero fatto altro che applicare perfettamente i Valori del Capitalismo. Consapevolmente o inconsapevolmente. Non si tratta neppure di “educazione”, di “scuola” o di quant'altro: si tratta di una cosa del tutto naturale. Si hanno delle merci (l'età, la bellezza...) e esistono dei clienti; è la semplice legge della domanda e dell'offerta. La prostituzione va bene a diciotto anni e un'ora, mentre a diciassette anni, 364 giorni e 23 ore non va bene. La clientela è vasta e qualificata; come avrebbe detto il famoso Max Catalano, è meglio averci una giovane e carina o una brutta e vecchia? Tutto ha un suo prezzo; le famiglie approvano e arrotondano (come la mamma di una delle baby-squillo di qualche mese fa). Una quattordici o quindicenne viene presentata regolarmente come incapace di intendere e di volere, inconsapevole vìttima, povera piccina vittima dell'orco che deve essere salvata e reinserita (cioè reinserita nelle galere: scuola, famiglia, istituto, tribunale); una beata sega! Eppure, il qui presente, ha conosciuto (bene) una che a sedici anni la dava allegramente a dei trentasette o quarantenni, per pura gioja e passione (senza pigliarci un soldo ma per sua scelta & godimento; cose, a mio parere, rispettabilissime e condivisibili anche considerando che i ragazzotti, a 18 anni, sono sovente dei disastri). O che quei poveracci di trentasettenni avrebbero dovuto andare in galera? E la sedicenne, se beccata, essere tolta alla famiglia e avviata in qualche tristissima struttura sociale o religiosa?

Indi per cui sarebbe meglio, carissimi, che smetteste una buona volta di indignarvi per cose del genere, e che pensaste che, nel Capitalismo, tutto si riduce a questo. Le regazzine senza valori (un tempo si sarebbe detto “traviate”) che vanno a darla a pagamento o a farsi fotografare dal Fusco lo hanno capito assai meglio di voi. Certo, si dirà: ma vengono sfruttate. Eh beh, sai che novità: dietro hanno degli sfruttatori esattamente come ogni padrone sfrutta la massa-lavoro. Come vengono sfruttate le loro coetanee nei laboratori o nei campi di carciofi, specificando che lo si fa a costi infinitamente minori. Fossi una quindicenne carina della Capitanata, andrei di corsa a Roma a farmi sfruttare invece di essere costretta a lavorare per dodici ore al giorno in un laboratorio di maglieria per una miseria. Ci si indigna perché delle studentesse si prostituiscono per pagarsi le tasse universitarie, non per le tasse universitarie. Ci si indigna per un commercio, quando tutto è commercio e tutto è merce. I “valori”, appunto. La borsa valori. Piazza Affari. E, per ripulirsi la coscienza e anche per riempire gli occhi di fumo, ogni tanto si va a suonare a casa di un fotografo romano che, da oculato imprenditore, non si sarebbe mai messo a fare una cosa del genere senza che fosse esistito un consistente mercato. L'ABC del capitalismo, e nient'altro. Le quattordicenni ai giardini fanno i pompini per cinque euro a botta, lo sapete? Forse vi piace voltare gli occhi dall'altra parte, ma avreste dovuto sentire i racconti fattimi da ragazzi di certi quartierini lontani dai Parioli e dal Trieste, e anche da Roma stessa. Per soldi, che siano cinque euro o cinquemila. Richiesta e prestazione. Ma lo sapete che 'ste cose succedono regolarmente nelle scuoline, anzi proprio nelle scuoline regolarmente trasformate in lager da prèsidi-sceriffi, e con regolamenti paragonabili oramai a quelli di Treblinka? Nelle stesse scuoline dove il medesimo prèside chiama la polizia se ti vede fare una scritta sul muro? Nelle stesse scuoline col crocifisso appeso al muro delle aule? Nelle stesse scuoline dove devi nasconderti per fumare una sigaretta? E gli insegnanti, così tanto eroici, insegneranno mai a aprire gli occhi e a dire chiaro e tondo: ragazzi e ragazze, sarete distrutti/e dal Capitalismo, dal lavoro, dallo Smartphone, dalla mercificazione di tutto e di tutti, dalla “cultura” intesa come schiavitù al mercato, dalla qualsiasi mancanza di spirito critico e di osservazione che noi, noi stessi contribuiamo a creare prostituendoci per uno stipendio mensile esattamente come ti prostituisci tu, cara Rossi Jessica del terzo banco, per cifre superiori al mio salario e che te pòssino, visto che una scopatina con te me la farei pure volentieri se potessi e se non dovessi mandare avanti la famìglia?...

Diceva il signor Fusco, a quanto si legge: “Non sai quante ragazze mi chiedono cose porche per arrivare da qualche parte.” Eh beh, per arrivare da qualche parte tutti noi chiediamo delle cose non porche, ma porchissime addirittura. Tipo: portare uno stupido curriculum a un'agenzia interinale (o interanale, come meglio si dovrebbe dire). Oppure: presentarci con orripilanti giacche e cravatte, o idiotissimi tailleur, ad un colloquio di lavoro, perché l'aspetto conta (mica quello che, eventualmente, vali). Oppure ancora: pietire uno sgobbo qualsiasi perché non ce la fai più a andare avanti, pronti a tutto. Ed è questa la vera pornografia, che costituisce l'essenza primordiale del Capitalismo il quale, poi, ti viene a fare la morale, ti arresta e ti manda a passare la riedukazione dalle monache, in modo da farti (ri)diventare una brava ragazza pronta per farti massacrare dal maritino tanto bravo e lavoratore.

Le morali e le retate. Il controllo sulla pedopornografia in un sistema che costringe milioni di bambini e bambine alla fame nera e alla morte, con la massima indifferenza e a seconda dei bisogni dei mercati; e che li costringe, peraltro, anche a prostituirsi. Ma fa notizia se si prostituiscono le bimbette parioline, non quelle degli slums di Manila o delle Case Minime di Rovezzano. E' lo stesso sistema, poi, che tra i suoi sistemi di controllo ne ha escogitato uno superbo: il cosiddetto ammòre, coi suoi lucchetti, le sue canzoncine di merda, le sue gelosie, i suoi libriccini, i suoi social networks. Tutto questo, naturalmente, per fare soldi. Per produrre ricchezza. Per creare economia. Nel frattempo, chi si professa anticapitalista deve stare attento perché è costantemente sotto tiro. Lui che non ha mai frequentato le baby squillo, e che al massimo potrebbe concedersi Nonna Abelarda in minigonna. Lui che si è tirato seghe a sfare ripensando ai diciotto secondi di Gloria Guida gnùda in Quell'età maliziosa (1975, con Nino Castelnuovo, girato interamente all'Isola d'Elba). Lui che non c'è stato, e che si è ritrovato distrutto al di là dalle generazioni. Lui che non cessa di crederci e di lottare, anche a costo di ritrovarsi in delle peste anche peggiori di quelle che ha; magari, chissà, con il signor fotografo come concellino. Il quale ora, forse, comincia a capire come è fatto il capitalismo. Ti prende, ti usa e ti butta via. Come qualsiasi cosa. Dopo essere servito abbondantemente, magari, allo stesso giornalista di Repubblica o dell'Espresso cui piaceva la Rossi Jessica del terzo banco, che se la è guardata bene nelle tue foto e che magari c'è stato pure a letto, e che ora ti sta distruggendo pagato dal sor padrone.

Nella foto: Alice Liddell, 10 anni, fotografata da Lewis Carroll. Si tratta della bambina per cui fu scritto Alice nel paese delle meraviglie. 

Post scrìttum

Dopo aver finito di scrivere il post mi accorgo di questo, scritto dall'Eretica, e che condivido dalla prima parola all'ultima. E raccomando di leggerlo, soprattutto alle quindicenni o giuddilì. 

venerdì 4 luglio 2014

Rotolando si porta via


Sicuramente Minchia signor tenente era una canzone del cavolo. Dei suoi thriller non ne ho letti nemmeno uno, anche se hanno il record di essere i libri che più ho notato sulle spiagge all'Elba, anche in quelle più riposte. I suoi sketch non mi facevano ridere, ma farmi ridere davvero è difficilissimo (ci riuscì, se ci ripenso, un film comico sovietico degli anni '70, Ivan Vassilievich cambia professione). I suoi quadri non li conosco. Gli ingredienti per l'indifferenza ci sarebbero tutti; e invece, non so nemmeno come dirlo, mi dispiace che Giorgio Faletti se ne sia andato. Mi dispiace per questa canzone qua sotto:



Già. Una canzone e forse una sola. Scritta da lui e cantata perdipiù da un altro che mi ha sempre detto abbastanza poco, nonostante i suoi sforzi di tradurre le amatissime Child Ballads. Succede così a volte: una canzone che parla della tua vita scritta e cantata da due persone lontane, lontane. Penso che sia addirittura bello che accadano di queste cose, come fossero un momentaneo incontro su strade differenti. Del resto, è abbastanza risaputo che non ho mai avuto velleità di essere sempre me stesso, e che le coerenze sbandierate e, perlopiù, di plastica mi fanno semplicemente orrore. O forse, chissà, questo è l'unico modo che conosco per essere davvero me stesso: quello di cercarmi, e a volte persino di trovarmi, negli opposti. E quello di non considerai mai sacro me stesso, perché sono quanto di meno sacro possa esistere.

Quindi, un addio a Giorgio Faletti, certo. Rotolando, qualcosa si è portata via la sua vita; e qualcosa si porterà via, prima o poi, la mia e quella di tutti, in mezzo a una luce che luce non è. Che riposi in pace mentre i signori tenenti e i loro sottoposti continuano a fare i servi dello stato ai famosi milleduecento euro al mese; ma quel giocatore di biliardo, magari, gli avrà tirato una pallata, o un colpo di stecca.

martedì 1 luglio 2014

1° luglio 1876


МОГИЛА БАКУНИНА

Покоюсь в тени безмолвия, которое слышаю теперь
покоюсь в тени цемента
покоюсь в тени самой абсолютной власти
с которой я всë время боролся
покоюсь в тени вашего порабощения,
того, что вас всегда согнуло коленом
и вы двери, а у вам нет ключей
покоюсь в тени государства...

Только за свободу
я родился в один день и пожил
и я поборолся и проиграл
Только за свободу
я родился в один день среди людей,
которые не хотят слышать ничего
Только за свободу
я вызвал восстание
в каждой улице и площади
Только за свободу.

Покоюсь в тени моих убитых товарищей,
времени, которое потом нас развело,
вашего взгляда, который на мой садится
и на несколько пыльных фото.
Покоюсь в тени вашей бледной забывчивости,
покоюсь всегда без покоя:
всегда любой хозяин или бог
который угнетает молчащий народ!

Только за свободу
я всë время бежал по свету
и без ни малейшей совести.
Только за свободу
я отклонил дом и золото,
я отклонил власть и труд.
Только за свободу
мира, который еë отклонял
и потом в цепях еë оплакивал.
Только за свободу.

Покоюсь в тени считающих меня
мечтателем или фанатиком
и думающих, что сегодня так всë в порядке:
демократия и новые цепи.
Покоюсь в тени читающих мои книги
вместо том, что занимает улици
и я, который я завывал, бегал у боролся
покоюсь в библиотеках.

Только за свободу
я написал, полюбил и поборолся
и не, чтобы быть предметом изучения.
Только за свободу
если я не мог бросать камни
я сделал новые шаги.
Только за свободу
против всей формы власти
и чтобы не видеть
моей любимой свободы...

Моя любимая свобода -
красная, кровоточащая тряпка
более интригующего государства.
Моя любимая свобода -
проданная как курва:
американская свобода.
Моя любимая свобода
которая стала словом
задушенным в горле.
Только за свободу.

Покоюсь в тени, в глубокой, тëмной тени
покоюсь в тени и в страхе
покоюсь в тени делающейся всё более чëрной:
зима без весны...
...Однако кто-то ещë борется в этой комнате,
кто-то ещë требует, еще хочет!
И тогда световой луч надежды
даëт мне покой на солнце...

Даëт мне покой на солнце!

Racaille



J'aimerais bien me trouver dans une banlieue pourrie, aujourd'hui, et offrir à boire à tout le monde (si j'avais du pognon, merde)!
 

mercoledì 25 giugno 2014

Salviamo i nostri Balò !!



Stamani, 25 giugno dumilaquattòrdici, si notava nell'aria qualcosa di nuovo, anzi d'antico. Nel giro di venti secondi erano scomparsi del tutto i vessylli tricolori appesi alle finestre (che, invero, a Firenze erano dimolto pochi); nel medesimo giorno in cui l'ennesima persona crepava di pallone, e come un cane in un fondo di letto d'ospedale, ammazzato da un fascista di merda, e sempre nello stesso giorno in cui si licenziavano quattro operai per aver impiccato un manichino con la faccia del padrone.

Succedeva che un manipolo di strapagate nullità, alle quali avevano approntato persino i menù diversificati e la criosauna perché sennò ci avevano troppo caldo, piccinini, si facevano sbattere ignominiosamente dai mondiali di Pallone nonostante i loro esibitissimi "fisici bestiali", i toraci scolpiti, i tatuaggi DVX, le creste, gli orecchini e tutto il resto; e tichiquì, e tacalà, e a casina dal Brasil. I "nostri ragazzi". O vediamo ora se, finalmente, si comincia a fare un uso un pochino più parco di questo elementare aggettivo possessivo, ridotto oramai al rango di ammennicolo di un nazionalismo da quattro soldi bucati che annega regolarmente nel ridicolo.

Guardate quindi di pensarci due o tre volte, d'ora in poi, prima di definire "nostri" degli squallidi personaggi che sono, e restano, soltanto vostri. Sono vostri, e vostri e basta, quei putrefatti che sono andati in Brasile a esercitarsi a puntino nell'arte degli imbecilli, ovverossia i centoquaranta caratteri di Titti il Canarino. A proposito di Brasile, poi, mi piacerebbe sapere come si sentono ora quei patriòtti tricolorati che invocavano boicottaggi, guerre sante e altre forme di màschia & italica reazione ai tempi della vicenda di Cesare Battisti; la maschìssima reazione dell'armata inviata in Brasile la si è vista perfettamente, a cura dei "nostri ragazzi", e suggerirei caldamente agli starnazzatori di allora di cambiarsi nome. Non più "Forza Italia", ma "Forza Costarica". Non più "Fratelli d'Italia", ma "Fratelli dell'Uruguay". 

Com'erano tristi e contriti, i "nostri ragazzi", al termine della loro meravigliosa esibizione di forza; d'altronde bisogna capirli, con quella insopportabile temperatura da Valle della Morte (ben ventisette gradi!). Bisogna salvarli, ora. Anche se, è vero, per essere salvati a puntino ci avrebbero avuto bisogno, che so io, di due o tre fucili d'assalto; e che, invece d'essere allo stadio di Natal, sarebbero dovuti essere a bordo d'una nave da carico a sparare a dei pescatori disarmati. Così si fa! Suárez sgomita e tira i morsi? Una bella raffica tirata bene. Godín salta pronto a fare goal nella porta di "Bojachimmolla" Buffon? Lo si abbatte a fucilate. Però occorre fare di necessità virtù; non si possono avere sempre a disposizione dei nostri Marò, pronti per far la guerra all'India così come la si voleva fare al Brasile. Ora bisogna accontentarsi dei nostri Balò. Qualcosa di "nostro" va pur sempre trovata; qualcosa da salvare non la si nega a nessuno.

Così, oggigiorno, invece dei due veri italiani in divisa militare e armati fino ai denti, tocca salvare una venticinquina di raccattati che tirano (malissimo) calci ad un pallone; una congrega di twittatori unti di olietti vari, con le diete diversificate, i cuochi appòsiti, gli alberghi a dieci stelle, le findanzate e le mögli, i figli delle mödelle, il gossip, le Ferrari e le Maserati, gli ingaggi e pure le lagrimùcce quando vengono ridicolizzati dalla Costarica. Ma tutti uniti nel Tricolore. Tutti nel corazón del Presidiente. In fondo, a pensarci ben bene, la differenza è piuttosto poca; tutti nostri. Pardon: tutti vostri. Vi meritate sia Latorre che Balotelli. Sia Girone che De Rossi, peraltro noto fascistone. Siete sempre quelli eternamente pronti a dichiarare guerra al mondo per poi scappare su un camion travestiti da caporali tedeschi, da fucilatori di pescatori e persino da calciatori. I nostri Marò, i nostri Balò, i nostri Quattrò, i nostri Cogliò.